Le paure che affligono l'uomo contemporaneo trovano efficace espressione nella letteratura fantascientifica e nel cinema. A partire dalla seconda metà del novecento l'immagine della scienza è profondamente mutata e talvolta non rimanda più alla libera attività conoscitiva ma anche al potere e al controllo: una tecnoscienza dalle finalità puramente manipolative, degli interessei senza scrupoli, del tornaconto personale.

martedì 27 febbraio 2007

Blade Runner: angeli caduti e società future

Blade Runner è un film scomodo che all’epoca non fece molto successo, ma che gradualmente si conquistò la fama di film-cult. La trama ricalca alcuni clichè del film poliziesco (la fuga e la caccia a dei banditi), ma l’ambientazione e i protagonisti rappresentano tipologie fantascientifiche: dal contesto futuristico post disastro ecologico (siamo nel 2019, a Los Angeles, in una città s-naturata, dove l’artificiale la fa da padrone), alla presenza di “replicanti”, esseri del tutto identici agli uomini, privi di sentimenti, costruititi per durare pochi anni per fare i lavori che gli uomini non vogliono più fare. Questa cornice accattivante e inquietante insieme, tuttavia, spinge a interrogarsi sulle tematiche esistenziali profonde che in essa emergono: la tetra e funerea Los Angeles, perennemente fradicia di pioggia, interroga sul destino del progresso umano e sul rapporto tra la tecnologia e la natura. Anzi, questo stesso tema sembra esponenzialmente ripreso nel rapporto tra uomini e replicanti e nella domanda che aleggia: chi siamo? Cos’è la vita? Quale senso ha il suo finire? Se il cacciatore di replicanti Deckard (un mitico Harrison Ford) intraprende una ricerca interiore alla scoperta della sua propria vera natura, ancora più radicale il ruolo di Roy Batty, il leader dei replicanti, che nella sua ricerca del meccanismo che regola la sua esistenza e ne programma la fine, riveste il ruolo insieme del Cristo e dell’Anticristo che, opponendosi al proprio Creatore come Lucifero nel Paradiso terrestre, si ribella alla propria condizione, salvo riconoscere che la vita che sta uccidendo è la stessa che vorrebbe prolungare per sé.
Suggestivo, cupo, ricco di citazioni e simbologie, il film di R. Scott si ritaglia uno spazio tra i film che hanno fatto la storia del cinema, grazie alla profondità dei temi trattati e soprattutto alle provocazioni che lancia, tra tutte quella del monologo finale di Roy Batty.

10 commenti:

Anonimo ha detto...

voglio vedere la fine,sono curiosa uffiiii
(prof indovini chi sono...no dai,l'unica k può scrivere un commento così...)
ciao a tutti
[ah sn la marci se nn s era capito]

Anonimo ha detto...

In questo stupendo film(anche se forse un po' triste, a causa della pioggia e della drammaticità di alcune scene)l'aspetto che più mi ha colpito è il fatto che non si capisce bene se Deckard sia oppure no un replicante...più che altro, forse Scott ha voluto sottolineare che nessuno è sicuro di essere un umano(dove gli umani di questo film sono liberi, hanno la possibilità di agire secondo ragione ma sono, in fondo, meno perfetti dei replicanti, visti come una sorta di animali che agiscono solo secondo il loro istinto infallibile, che è poi il motivo per cui ognuno di loro è stato programmato): forse siamo un po' tutti replicanti, costretti da qualcuno piu' grande di noi a fare cio' che magari non vorremmo. E forse invece dovremmo cercare di fare cio' che ci dice il cuore(vedi la scena in cui Roy Batty decide di salvare Ford, agendo contro la propria natura di assassino)...la domanda, alla fine del film, è: chi sono i replicanti e chi gli umani? sembra quasi che i replicanti provino addirittura piu' emozioni degli umani....che gran confusione!!!
ciao a tutti
Alberto "C.P." Corradin

Anonimo ha detto...

Un film-cult che per essere compreso deve essere visto piu di una volta per riuscire a comprendere tutte le sfaccettature che quel geniaccio di Scott ha voluto piazzare nel film.....La parte migliore è il finale dove l'ultimo replicante riesce ad avvicinarsi cosi tanto alla natura umana da donare ad un(probabile) essere umano ciò a cui lui teneva di piu e a cui lui aveva impiegato tutte le sue energie la vita....Film un po lento ma nella discussione finale siamo riusciti a tirar fuori tutto quello ke di buono il film proponeva.....quindi voto positivo....VOTO 7....alla prossima......Majo

Anonimo ha detto...

Anche a me il film è piaciuto molto, e come a voi un pò di angoscia l'ha messa... rifacendomi ad Alberto, forse la gran confusione potrebbe essere diminuita proprio dalla nostra "replicanza", la sudditanza cioè ad un essere superiore (riferimento casuale?), inteso come padre buono, guida spirituale, esempio di vita. Certo che in quest'ottica i "famigerati occhi" del film servirebbero gran poco a vedere. Magari è anche questa un'altra nota paradossale: l'importanza riservata allo sguardo in tutto il lungometraggio si traduce in realtà nelle scelte effettuate dai personaggi, dettate più dall'anima che dalla pupilla.
Tiziano

Anonimo ha detto...

Questo film traduce la paura dell'uomo di non poter arrivare ad avere il controllo di tutto ciò che lo circonda,la consapevolezza che anche le sue certezze potrebbero essere abbagli(come per esempio nella figura di Harrison Ford).
L'angoscia,a mio parere, è proprio il fine ultimo del regista, che ci trasmette(forse) un timore sentito da lui stesso.
Secondo me è interessante vedere come nel film l'essere umano, cercando di costruire un essere perfetto, come dovrebbero essere appunto i replicanti, si ritrovi a creare qualcosa che sia sempre più simile a se stesso; Come nella ricerca di diventare "creatore", di dominare la realtà, sia costantemente accompagnato dall'ombra dei suoi limiti, che si manifesta anche nelle sue creature.

Angela

Anonimo ha detto...

PS. Magnifica la versione spagnola!! :)
Angela

Anonimo ha detto...

proooof trevisan!!!! ma il monologo finale...è in spagnolo!!! solo la angie può capirlo!!!
Giulia^_^

Anonimo ha detto...

"ho visto cose ke voi prof non potete nemmeno immaginare..."
VE LO RIMESSA IN ITALIANO!!!
saluti gente!!
http://www.youtube.com/watch?v=jqo3HBSpp0g
giulia

Anonimo ha detto...

Concordo con l’Angela nell’ interpretare questo film come l’esperienza di un’ angoscia esistenziale, dominante, che il regista sviluppa in un triplice conflitto lungo le coordinate di espressione dell’ io:
1) Dell’uomo di fronte a sé stesso: nella battaglia fisica e intellettuale contro i replicanti giocata sul sottile confine che li distingue dagli uomini stessi.
2) Dell’uomo davanti al mondo : la pioggia perenne, violenta, sembra il rantolo morente di una Natura estinta dal progresso che ancora tenta , nell’ultima arma che le è rimasta, di aggredire e soffocare l’umanità.
3) Dell’uomo di fronte al tempo: il terrore vissuto dai replicanti nel loro count-down mortale, paradigma della condizione umana, che si riassume nella celebre apologia di Roy Batty.
“Ho visto cose che voi umani non potete neanche immaginare (…) tutti questi momenti si perderanno nel tempo, come lacrime nella pioggia” .
La stessa pioggia che ricorre in tutto il film, incarnando l’inevitabile meccanismo naturale di cui l’uomo partecipa come unico ingranaggio cosciente della sua subordinazione. Infatti “essere schiavi vuol dire vivere nel terrore”: è la paura generata dalla consapevolezza dei nostri limiti invincibili (vedi le numerose proposte per salvarsi di Roy Batty scartate dal suo creatore) a renderci schiavi della Natura.
Insomma, un rimando alla filosofia Leopardiana è azzeccato, tanto che il famoso monologo del replicante sembra parafrasare l’altresì famoso passo della “Sera del dì di festa”:
“E mi si stringe fieramente il core al pensiero che tutto al mondo passa e quasi ombra non lascia”.
La grandezza di questo film consiste proprio nell’aver tradotto in chiave moderno-fantascientifica, uno dei temi esistenziali più drammatici: il mistero della vita a cui si vincola la sproporzione tra una natura limitata ,nello spazio e nel tempo, e un cuore, che rincorre vette di sublime consapevolezza.

....se non capite niente di ciò che ho scritto è normale, ma è colpa del Sivi che ci abitua a fare Saggi brevi impossibili:-p

la scienzacinesofica beatrice

Anonimo ha detto...

Bravi ragazzi... davvero. Il senso del film, anche se si presta a diverse interpretazioni, l'avete compreso, analizzato, rielaborato. Lo scopo era quello. Spaventa l'idea di progresso compressa nel lungometraggio; enfatizza la capacità umana del creare, ma ne demonizza gli aspetti nascosti, quelli cioè non sottoponibili ad un controllo razionale e ad una verifica completa del prodotto concepito. Sembra che qualcosa possa sempre sfuggire di mano, che il rischio non sia mai totalmente calcolato, che la logica del produrre prevarichi la sensatezza su cui dovrebbe poggiare. A che pro? Vale la pena offrire al mondo la scienza quando il mondo non è in grado di comprenderla, ma soprattutto, di contenerla?
Giulia... occhio alla grammatica, ma grazie della segnalazione.
Tiziano