Il cinema tra filosofia e scienza

Le paure che affligono l'uomo contemporaneo trovano efficace espressione nella letteratura fantascientifica e nel cinema. A partire dalla seconda metà del novecento l'immagine della scienza è profondamente mutata e talvolta non rimanda più alla libera attività conoscitiva ma anche al potere e al controllo: una tecnoscienza dalle finalità puramente manipolative, degli interessei senza scrupoli, del tornaconto personale.

martedì 13 marzo 2007

A.I. Artificial Intelligence

A.I." è un film di Steven Spielberg, che ha curato anche la sceneggiatura, nato da un'idea e da un progetto di Stanley Kubrick. E il risultato è un film forse non equilibrato, nei tre atti in cui, per comodità, può essere suddiviso, ma sicuramente capace di suscitare grandi emozioni. Tutto parte in un futuro non troppo lontano dove l'evoluzione ha portato a costruire sofisticati robot in grado di provare emozioni. Uno dei primi prototipi viene affidato in via sperimentale ad una famiglia. In questo contesto intimo e raccolto si svolge la prima parte del film, a cui segue un momento di grande commozione prima di seguire l'evoluzione del piccolo David, sempre più umano e meno robot. Del resto quando si parla di madri, figli, abbandoni, le lacrime sono sempre in agguato, ma il regista riesce a colpire senza cadere in facili patetismi grazie alla forza della storia che racconta. La parte centrale, che segue il cammino del piccolo David attraverso un efficace e poetico parallelo con la favola di "Pinocchio", è forse quella meno convincente. Da un'atmosfera silenziosa e introspettiva si passa ad un fuori caotico, dove trionfano gli effetti speciali, i personaggi diventano a senso unico e la narrazione incappa in qualche buco logico. Interessante la figura del gigolo Joe, ben interpretato da Jude law, ma un pò irrisolto il suo legame con il protagonista e il modo frettoloso con cui viene liquidato. Con la parte finale, invece, si giunge ad un bivio. Se prevale la razionalità si rischia di trovare la conclusione patetica, se invece si riesce a spogliarsi di qualsiasi corazza critica, o meglio da critico (e il film ha la capacità di condurre a questo stato emotivo), si entra nella poesia, nel lirismo, nella favola, nel sogno e nella sincera commozione. Peccato per il disegno poco originale dell'ulteriore evoluzione umana, forse un omaggio alle stilizzate creature di "Incontri ravvicinati del terzo tipo". Tante le considerazioni suggerite dal film: i limiti etici della tecnologia, l'incerto futuro dell'uomo, l'integrazione tra diversità, ma su tutte domina il lato emozionale, acceso nella prima parte, in stand-by in quella centrale e in loop nella struggente conclusione. Chissà, forse nelle mani di Kubrick avrebbe avuto un taglio diverso, ma che importa! Godiamoci l'opportunità di tornare bambini con una bella favola! Senza difese razionali e con gli occhi spalancati!

martedì 27 febbraio 2007

Blade Runner: angeli caduti e società future

Blade Runner è un film scomodo che all’epoca non fece molto successo, ma che gradualmente si conquistò la fama di film-cult. La trama ricalca alcuni clichè del film poliziesco (la fuga e la caccia a dei banditi), ma l’ambientazione e i protagonisti rappresentano tipologie fantascientifiche: dal contesto futuristico post disastro ecologico (siamo nel 2019, a Los Angeles, in una città s-naturata, dove l’artificiale la fa da padrone), alla presenza di “replicanti”, esseri del tutto identici agli uomini, privi di sentimenti, costruititi per durare pochi anni per fare i lavori che gli uomini non vogliono più fare. Questa cornice accattivante e inquietante insieme, tuttavia, spinge a interrogarsi sulle tematiche esistenziali profonde che in essa emergono: la tetra e funerea Los Angeles, perennemente fradicia di pioggia, interroga sul destino del progresso umano e sul rapporto tra la tecnologia e la natura. Anzi, questo stesso tema sembra esponenzialmente ripreso nel rapporto tra uomini e replicanti e nella domanda che aleggia: chi siamo? Cos’è la vita? Quale senso ha il suo finire? Se il cacciatore di replicanti Deckard (un mitico Harrison Ford) intraprende una ricerca interiore alla scoperta della sua propria vera natura, ancora più radicale il ruolo di Roy Batty, il leader dei replicanti, che nella sua ricerca del meccanismo che regola la sua esistenza e ne programma la fine, riveste il ruolo insieme del Cristo e dell’Anticristo che, opponendosi al proprio Creatore come Lucifero nel Paradiso terrestre, si ribella alla propria condizione, salvo riconoscere che la vita che sta uccidendo è la stessa che vorrebbe prolungare per sé.
Suggestivo, cupo, ricco di citazioni e simbologie, il film di R. Scott si ritaglia uno spazio tra i film che hanno fatto la storia del cinema, grazie alla profondità dei temi trattati e soprattutto alle provocazioni che lancia, tra tutte quella del monologo finale di Roy Batty.

martedì 13 febbraio 2007

Commenti a caldo su 2001 Odissea nello spazio

Allora ragazzi,
piaciuto il film? Da quel poco che abbiamo potuto discutere sono emersi moltissimi spunti interessanti per un eventuale dibattito. Chi se la sente di esplorarne qualcuno? Per quanto mi riguarda, sono stato rapito da quelle immagini, forse troppo lente per l'occhio ma troppo veloci per la mente, che cercava di dare un significato organico all'insieme, ma nuovi incerti fotogrammi ne impedivano la riuscita. A presto. Tiziano

lunedì 12 febbraio 2007

Istruzioni per l'uso

Cari ragazzi,
ci fa piacere che parecchi di voi abbiano deciso di partecipare a questo progetto didattico, nato come una sorta di sperimentazione per cercare di accomunare due discipline, la filosofia e la scienza, considerate a torto estremamente lontane. Abbiamo cercato di promuovere questa simbiosi nella maniera più accattivante possibile, attraverso l'utilizzo di film che hanno fatto grande la storia del cinema. Li vedremo insieme, e poi sposteremo il dibattito all'interno di questo spazio; non vuol essere per forza una raccolta di critiche d'alto pensiero, ma anche di idee, emozioni, sfoghi e stati d'animo che la visione vi ha stimolato. E noi saremo presenti per capire, spiegare, mediare. Per dare la possibilità a tutti di potersi esprimere, abbiamo concesso gli interventi senza bisogno di doversi prima registrare, perciò ricordatevi nei vostri messaggi di riportare chi siete. Buona visione. I Proff. Siviero e Trevisan.